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TFR: cosa accade se non si sceglie entro 60 giorni

Le nuove regole dal 1° luglio 2026 e le ragioni della riforma.

Dal 1° luglio 2026 sono cambiate le regole sulla destinazione del TFR per chi avvia il primo rapporto di lavoro dipendente nel settore privato.

La Legge di Bilancio 2026, Legge n. 199/2025, ha rafforzato il meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare. Chi è alla prima assunzione ha 60 giorni per decidere se mantenere il TFR in azienda oppure destinarlo a una forma pensionistica complementare. Se non esprime alcuna scelta entro questo termine, il TFR maturando viene destinato automaticamente al fondo collettivo previsto dal contratto applicato in azienda o, in mancanza, alla forma pensionistica residuale prevista dalla normativa.

Perché questa riforma

Il rafforzamento dell’adesione automatica può essere letto alla luce di tre questioni importanti:

La prima riguarda la distanza tra l’ultimo reddito da lavoro e la prima pensione pubblica

Questo rapporto è espresso dal cosiddetto tasso di sostituzione. Nelle proiezioni di medio-lungo periodo della Ragioneria Generale dello Stato, per un dipendente privato il tasso di sostituzione lordo può collocarsi tra il 60 e il 65% circa, in base alle ipotesi considerate. Questo significa che, in molti casi, la pensione pubblica potrebbe non essere sufficiente a mantenere lo stesso tenore di vita.

La seconda questione riguarda i giovani

A fine 2025, il tasso di partecipazione alla previdenza complementare tra gli under 35 era del 33,2%.

Le ragioni possono essere diverse. Tra queste ci sono l’inerzia e l’asimmetria informativa: la pensione viene percepita come lontana e spesso non si conoscono il funzionamento del TFR, i contributi previsti dal contratto e le differenze tra le possibili destinazioni.

La terza questione riguarda il rendimento del TFR

Il TFR mantenuto secondo il regime ordinario si rivaluta ogni anno dell’1,5% più il 75% dell’inflazione. In un orizzonte di venti o trent’anni, questa rivalutazione può offrire una capacità di crescita inferiore rispetto a un fondo pensione con una maggiore esposizione ai mercati finanziari. Questo non significa che ogni fondo pensione produca sempre un risultato migliore. Il confronto cambia in base al comparto scelto, ai costi, al livello di rischio e all’andamento dei mercati.

Il TFR nel fondo pensione resta bloccato fino alla pensione?

Il TFR lasciato presso il datore di lavoro può essere anticipato, salvo condizioni più favorevoli, fino al 70% dopo almeno otto anni presso lo stesso datore. La richiesta è ammessa per le causali previste e nei limiti annuali stabiliti dalla legge.

La previdenza complementare prevede possibilità differenti:

  • fino al 75% della posizione, in qualsiasi momento, per spese sanitarie conseguenti a gravissime situazioni riguardanti l’iscritto, il coniuge o i figli;
  • fino al 75%, dopo otto anni di partecipazione, per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa propria o dei figli;
  • fino al 30%, dopo otto anni, per ulteriori esigenze personali.

Cosa cambia per i datori di lavoro

La riforma riguarda direttamente anche le imprese.

Al momento dell’assunzione, il datore di lavoro deve informare il lavoratore sulle nuove regole, sul fondo collettivo di riferimento, sui contributi previsti e sulle possibilità di scelta. Deve inoltre acquisire le informazioni sulla posizione previdenziale precedente, raccogliere e conservare la dichiarazione del lavoratore e gestire correttamente gli eventuali versamenti.

Una scelta da conoscere

La riforma interviene proprio sulla mancata scelta: se il lavoratore non decide, opera l’adesione automatica. Ma l’automatismo non può sostituire la consapevolezza.

Una scelta previdenziale non dovrebbe essere subita perché non è stata compresa. Prima di decidere, è necessario conoscere le regole e confrontare i dati della propria situazione.

Per verificare la propria posizione e comprendere quali elementi valutare:

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